Il tempo della scuola: riflessioni a margine delle recenti riforme e del testo “Contro la scuola neoliberale” a cura di Mimmo Cangiano, ed. Nottetempo.
Articolo pubblicato sul numero di Mezzocielo Giugno 2026
Il tempo dello studio è da sempre un tempo lungo, per molti lunghissimo probabilmente. E’ un tempo che passa per età molto diverse ma che costituisce un percorso imprescindibile immaginato per rispettare i tempi della crescita dell' individuo. La pratica e le politiche educative degli ultimi decenni però sembrano distanziarsi dai buoni propositi che hanno, fino ad oggi, rispettato quei tempi e soprattutto l’idea che la scuola fosse il motore trainante della società.
Facile, veloce, immediata: è questa la nuova idea di scuola e di educazione in generale. Ne sono dimostrazione il continuo fiorire di istituti di formazione online, il dilagare incontrollato delle intelligenze artificiali e il ridurre le risorse così come il tempo stesso della frequenza scolastica.
“Si afferma così con assoluta convinzione che quattro anni sono meglio di cinque, che si possono fare le stesse cose (anzi, farle meglio, semplicemente adottando le corrette metodologie) in minor tempo,[...] Basta saper leggere, scrivere, far di conto e masticare un po’ di inglese: questo è quello che serve alla working class, da sempre.” come dice Marina Polacco una delle studiose che ha riflettuto sul tema della scuola nel libro “Contro la scuola neoliberale”.
In Italia, quindi non a caso, sono di recente introduzione due riforme che riguardano la riduzione del tempo e della qualità dello studio, in particolare per gli istituti tecnici: la prima cosiddetta “4+2” che accorcia il percorso degli istituti tecnici. Quattro anni invece dei tradizionali cinque, seguiti da due anni obbligatori negli ITS Academy ovvero fondazioni che uniscono scuole, università, enti locali e soprattutto aziende, che partecipano direttamente alla progettazione dei corsi e la seconda ancora di più recente istituzione che vede un taglio sia alle ore di alcune delle materie di base ( italiano, geo-storia e scienze) sia a quelle di indirizzo. Si tratta di riforme che mirano prevalentemente a creare una grande differenza tra chi accede alla formazione liceale e a chi sceglie gli istituti tecnici riducendo il monte ore in diverse materie, soprattutto quelle di base, rendendo il percorso meno solido e con una forte flessibilità nei curricoli. E’ quindi legittimo pensare che tali riforme siano indirizzate più che a proporre un’idea di scuola volta alla formazione dell’individuo a un’ ottica di distinzione di classe e di mercificazione del sapere.
Sembra infatti, alla luce di queste ultime riforme, di primario interesse per la gran parte delle forze politiche, che ci si formi nel più breve tempo possibile o meglio nel tempo che le aziende ritengono necessario. Come dice Maurizi, nel saggio dal titolo “Insegnare nell’ ipercapitalismo". Autonomia del docente e crisi della scuola” è ormai comune che la formazione superiore sia impregnata di “proposte che tolgono spazio ai contenuti disciplinari per riempire il tempo-scuola di valori completamente avulsi da qualsiasi relazione con la concretezza del sapere umanistico e scientifico”.
Una scuola che prepara prevalentemente al lavoro dunque, quella che dalla cosiddetta riforma della “Buona scuola” ha dato sempre più importanza a percorsi volti alla formazione di imprescindibili competenze lavorative mettendo in subordine il tema dell’educazione dell’individuo, dando per decisivo il raggiungere determinati standard, sapere usare determinate tecnologie senza le quali si “rischierebbe” di non essere adeguati, restare emarginati, essere inutili. A chi e a cosa serve quindi questa idea di scuola? probabilmente a proporre un modello di imprenditorialità come “modello antropologico generale” come scrive Daniele Lo Vetere, perdendo di vista che nonostante tutto, la scuola è ancora un luogo che ha “la capacità di prendere le distanze, per differenziarsene, dall’orizzonte storico in cui si è immersi” ed essere ancora primariamente il luogo della costruzione della democrazia.

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